Pedro Alonso Lopez
Dobbiamo arrivare fino in Sud America per scoprire uno dei serial killer moderni più prolifici. Pedro Alonso Lopez, conosciuto come lo strangolatore del Sud America, ma anche come il Mostro delle Ande, probabilmente vanta un macabro primato in materia di uccisioni. Un primato che lo rende il killer più prolifico degli ultimi cento anni. Infatti, nel corso della sua carriera da assassino avrebbe ucciso oltre trecento ragazze. I numeri non sono inventati. Lui stesso ha più volte confessato quei trecento delitti, nonostante, ad oggi, i corpi ritrovati siano stati solo 57. Ha sempre raccontato "le sue gesta" quasi con orgoglio. Agli inquirenti ha detto di avere ucciso circa 110 giovani dell'Ecuador, 100 colombiane, e oltre cento peruviane. Una vera e propria strage messa a segno indisturbatamente, di anno in anno. Poi viene scoperto, bloccato e incarcerato. Ad ognuna delle sue vittime ha riservato lo stesso trattamento: le rapiva, le violentava e le strangolava, amava guardarle negli occhi mentre la vita le abbandonava a causa della pressione delle sue mani sul loro collo. Pedro Alonso Lopez è ancora in vita ed è detenuto in un carcere in Ecuador, Paese in cui è accusato dei 57 omicidi.
UN'INFANZIA DURA
Pedro Alonso Lopez è di origini colombiane. Nasce a Tolmia nel 1949, proprio quando il Paese è devastato da una guerra civile iniziata dopo l'uccisione del liberale Jorge Eliècer Gaitàn, avvenuta un anno prima. Sono anni di violenze alla fine delle quali la conta delle vittime è durissima: 200mila i morti accertati.
La povertà regna sovrana. Le fasce più povere della popolazione si arrangiano per non morire di fame. Pedro è il settimo di tredici figli e anche la sua famiglia vive in condizioni disastrose. La madre, una prostituta che ogni giorno deve lottare per portare un tozzo di pane in casa, è l'unica a badare a questi bambini e lo fa come lei stessa ha imparato sulla strada. Per Pedro e i fratelli è un'infanzia senza carezze, ma piena di botte e urla.
All'età di otto anni, è il 1957, Pedro viene lasciato in strada in balìa delle violenze di ogni giorno. La madre lo scopre mentre abusa sessualmente della sorella più piccola. Lo caccia via. In preda alla fame e alla paura Pedro è facile vittima dei malintenzionati che approfittano dei più deboli. Si fida di un uomo che sembra volerlo aiutare. Dietro quella faccia buona si cela un mostro. L'uomo abusa pesantemente del bambino, poi lo abbandona, di nuovo in strada, ferito nel corpo e nell'anima.
Per il giovane Pedro la vita ha riservato brutalità troppo grandi. Ha paura degli estranei. Dorme di giorno e vive di notte. Rovista tra i rifiuti a caccia del cibo che gli basta per non morire di fame. Dopo un anno raggiunge Bogotà e sembra esserci un cambiamento radicale nella sua esistenza.
Due coniugi americani riescono ad avvicinarlo. Lui è denutrito, il suo fisico è segnato dalla sofferenza. Sembra molto più piccolo della sua età. I due lo convincono, senza troppe fatiche, a vivere con loro. Mantengono le promesse e il piccolo Lopez viene iscritto ad una scuola per orfani. Grazie all'impegno della coppia gli viene garantito quotidianamente un letto e un pasto regolare.
A dodici anni però subisce l'ennesima violenza sessuale. Di lui abusa un maestro. Persa quel pò di tranquillità conquistata, Pedro ricade in quel baratro d'odio che aveva quasi dimenticato. Ruba dei soldi, scappa e torna in strada.
UN'ADOLESCENZA SEGNATA DALLA VIOLENZA
La guerra civile è finita e il Paese si sta, piano piano, riprendendo. Pedro però non ha alcuna specializzazione e per lui l'unica via di sopravvivenza è quella dell'elemosina. Per sei anni vive di piccoli furti, ma col tempo diventa uno specialista nel rubare auto. Viene scoperto e condannato a sette anni di galera nel 1969, è appena diciottenne.
Per lui è la fine. Passano appena due giorni da quando la porta della sua cella si è chiusa alle sue spalle e quattro carcerati lo stuprano con una violenza inaudita. Pedro Alonso Lopez si costruisce un coltello e compie quattro omicidi, le vittime sono i suoi carnefici. Gli viene riconosciuta la legittima difesa e alla condanna per furto vengono aggiunti due anni.
L'ODIO PER LE DONNE
Pedro, in carcere, comincia ad incolpare la madre di tutte le sue disgrazie. Quella donna l'ha costretto ad una vita di stenti e violenze nel momento stesso in cui l'ha abbandonato per le strade della sua città. Diventa misogino. Non riesce ad avvicinare le donne in nessun caso e per soddisfare i suoi istinti sessuali utilizza periodicamente delle riviste pornografiche. Il gentil sesso per Pedro si compone di esseri abominevoli con i quali non è possibile instaurare alcun rapporto.
GLI OMICIDI
E' il 1978 quando Pedro esce finalmente di prigione. Quel mostro che è cresciuto dietro le sbarre diventa girovago e fa la sua prima tappa in Perù. Secondo i suoi stessi racconti comincia ad assassinare giovani donne appartenenti a tribù indios. Ammette di averne uccise almeno 100 prima di essere colto nel tentativo di rapimento di una bambina di nove anni. Vuole stuprarla e ucciderla, come ha fatto con tutte le altre. Un gruppo di Ayacuchos, una tribù del nord del Perù, lo scopre e reagisce con violenza. Pedro viene spogliato, violentato e torturato. Poi il gruppo decide di sotterrarlo vivo. Interviene un missionario americano e l'uomo viene consegnato alle autorità giudiziarie che però si limitano ad espatriarlo in Ecuador.
Riprendo i viaggi tra l'Ecuador e la Colombia. Riprendono le sparizioni di giovani donne. Per le autorità si tratta di routine, si tratta di ragazze che sono diventata schiave del sesso e portate chissà dove. Non c'è niente da indagare.
LA CATTURA
Quando nell'aprile del 1989, l'alluvione Ambato, scatenatosi sull'Ecuador fa emergere i resti di quattro bambine le autorità si svegliano. Le piccole, sicuramente uccise, sono state seppellite alla meno peggio. Passa qualche giorno e una donna è al mercato con la figlia di dodici anni. Un uomo tenta di rapire la ragazzina, ma viene trattenuto dalla gente della piazza fino a quando non arrivano le forze dell'ordine.
IL SUO RACCONTO
Pedro, in carcere, non dice una parola, si mostra da subito per quello che è: uno squilibrato. Gli investigatori escogitano un piano per farlo parlare: vestono da carcerato un prete del luogo, Padre Cordoba Gudino, e lo mettono in cella con quello che si rivelerà ben presto un terribile serial killer. Pedro Alonso Lopez confessa tutto al suo compagno. Ricorda le 110 ecuadoregne, le sue preferite, le 100 colombiane e ammette di avere perso il conto delle peruviane: "Sono molte più di cento". In seguito arriva la confessione totale.
Pedro punta il dito contro la sua infanzia ammette che l'uomo incontrato sulle strada di Bogotà si era portato via la sua innocenza e che ben presto aveva deciso di fare lo stesso con le ragazze che avesse incontrato sulla sua strada.
Sceglieva le sue vittime in base ad una "certa aria di innocenza". L'omicidio avveniva sempre alla luce del giorno quando poteva guardare le vittime direttamente negli occhi, cogliendo la paura. Le violentava, poi le strangolava provocandosi un enorme piacere sessuale proprio nel momento della loro morte. Racconta di avere fatto delle cose terribili.
Gli investigatori dubitano dei suoi racconti, ma Pedro si offre di accompagnarli a scovare quei pezzi di terra sotto i quali ha nascosto centinaia di cadaveri. Gli agenti accettano e ricomincia il viaggio del killer, un viaggio con una scorta d'eccezione, numerosissima.
Vicino ad Ambato vengono dissepolti i resti di 53 giovani ragazze, di età compresa tra gli otto e 12 ani. In un sito vicino ammette di avere sparpagliato altri resti, ma forse le piogge li hanno dispersi. Alla fine i cadaveri sono 57. Ci rimane male e continua ad insistere su un numero ben più alto.
Viene accusato di omicidi multipli e ripetuti e alla fine degli anni '80 gli viene inflitta una condanna al carcere a vita. Attualmente sta scontando la sua pena in Ecuador e semmai dovesse uscire verrebbe incriminato per gli omicidi commessi negli altri Paesi. Ha sempre creduto di essere una celebrità e durante un'intervista disse: "Io sono l'uomo del secolo, nessuno potrà mai dimenticarsi di me".
Mariangela di stefano
