''Scrivere significa vivere''
Per lei cosa significa scrivere?
Scrivere significa vivere. Ho sempre considerato, fin da quando adolescente ho cominciato a prendere coscienza di me, lo scrivere una necessità, un bisogno primario, come mangiare, bere, respirare. L'essere scrittore, invece, è una condizione che si è sviluppata successivamente, nel corso di anni di letture.
Quali sono i suoi libri del cuore?
Questa è la solita domanda terribile. Lo scrittore è innanzitutto un lettore, di conseguenza i libri per lui sono nutrimento al pari del cibo. Se cominciassi a fare una lista dei libri che ho amato, potrei non finire più. Per questa ragione cito solamente i romanzi, che più degli altri, mi hanno portato a sentire lo scrivere la mia missione improbabile; sono senza alcun dubbio "Sulla strada" di Kerouac, "Tropico del Cancro" e "Tropico del Capricorno" di Henry Miller e "Donne" di Bukowski, . E poi "Chiedi alla polvere" di John Fante. Mentre"Il libro di un uomo solo" di Gao Xingjian, un capolavoro assoluto.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Sono nato nel sud. Non ho mai avuto un buon rapporto con i miei luoghi d'origine, anche se forse questo è dovuto più alle persone, che ai luoghi. Provincialismo, incultura e mentalità camorristica sono una piaga che colpisce il sud Italia da tempi immemori. Io anziché combattere, me ne sono andato via. Torno di rado, perlopiù per andare a trovare i parenti e i pochi amici rimasti. Quando avevo 18 anni me ne sono scappato e mi sono trasferito a Roma, che considero a tutti gli effetti la mia città.
Il suo rapporto con la sua città?
Roma è una malattia, una volta che ti è entrata dentro, diventa parte di te. Incontri Roma e te ne innamori perdutamente, e non ne puoi fare a meno. Magari ci saranno periodi che di Roma non ne potrai più, te ne vorrai andare, ma una volta andato, sempre lì, poi, ritornerai. Roma è una città magica, fantastica, è il mio tòpos narrativo preferito.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Ho pubblicato il mio primo romanzo, "Dio è distratto", con la Nicola Pesce editore nell'ambito del concorso Ducas. Agli inizi dello scorso anno incontrai l'editore, mi annunciò la nascita di Tespi (che aveva inglobato la Nicola Pesce editore) e mi chiese se volessi pubblicare qualcosa. Gli dissi di avere una raccolta di poesie, ma non era vero. Trascorsi due notti a selezionare tra centinaia e centinaia di testi. Ne uscì fuori "Credo in un solo io". Gli spedii il pdf, lo lesse, gli piacque e mi pubblicò il libro. Sempre per Tespi è appena uscita la nuova edizione rivisitata di "Dio è distratto", arricchita dalla prefazione di Pedro Adelante e da una postilla di quello che considero uno dei più grandi intellettuali che abbiamo oggi in Italia, Vincenzo Sparagna, il papà di Frigidaire.
Come scrive: con la penna o al computer? Di giorno o di notte? Segue "riti" particolari?
È dal 2002 oramai che scrivo al computer. Quando mi sono trasferito a Roma però, nel 2000, per due anni ho utilizzato una vecchia macchina da scrivere di mio nonno. Di giorno, di notte, ubriaco, divertito, incazzato. Riti particolari non ne ho, se non che fumo molto, mentre batto sui tasti.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Non so quale sia la vera ragione psicanalitica, se ci sia, ma spesso nei miei titoli c'è un accenno al creatore, che sia questo uomo o dio. Infatti il mio primo romanzo è intitolato "Dio è distratto", questa espressione la scrissi la prima volta su un pessimo abbozzo di quadro fatto una sera ubriaco a casa di una vecchia amica a Napoli. Poi scrivendo il romanzo, utilizzai nuovamente quella frase all'interno di un paragrafo, e quando andai a rileggerlo pensai, "Dio è distratto, proprio un bel titolo!". "Credo in un solo io" era originariamente il titolo di un romanzo che cominciai a scrivere ma che poi si è rivelato un aborto. Mi piaceva e decisi di riciclarlo in occasione della nuova prospettiva di pubblicazione.
Ha altri progetti in cantiere?
Sto scrivendo un nuovo romanzo, ma preferisco non parlarne essendo ancora in corso d'opera. Verso marzo-aprile uscirà un mio racconto in un'antologia di Tespi dal titolo "Il cagnolino rise", in omaggio a John Fante; siamo un gruppo di autori che si è cimentato ognuno a modo suo a scrivere il famoso racconto di Arturo Bandini citato in "Chiedi alla polvere". Inoltre è in progetto una nuova antologia con Scrittori Sommersi, un gruppo letterario indipendente di cui faccio parte (www.scrittorisommersi.com) e con il quale già abbiamo pubblicato una prima antologia auto-prodotta. Inoltre, proprio in questi ultimi mesi, insieme a Simone Ghelli, Angelo Zabaglio e Luca Piccolino, stiamo organizzando una sorta di collettivo, Scrittori precari, con cui, per il momento su Roma, ma non ci poniamo limiti, organizziamo letture di "tempi spenti". Scrittori precari nasce come rivendicazione della centralità della scrittura e della sua condivisione attraverso la lettura pubblica, intesa come forma civile per fronteggiare il ritornello della "crisi" con cui da mesi si giustificano i tagli e le disattenzioni reiterate nei confronti del mondo del lavoro, della scuola, dell'istruzione e della cultura. Vogliamo riappropriarci del nostro tempo anziché continuare a produrre e consumare.
Nadia Turriziani
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