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''Scrivere in piedi per smuovere le idee''

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Per lei cosa significa scrivere?
Iniziamo con il darci del tu per favore. Non sono né così vecchio, né tanto importante. E’ difficile dare una definizione del lavoro della scrittura. Penso sia un po’ come raccogliere i cocci, buoni o cattivi, della vita e cercare di dargli una forma. Questo non significa però, almeno per me, rinchiudersi nel proprio mondo personale. Credo che la narrazione in generale sia un modo per dare forma al mondo, e quindi è un lavoro che implica assolutamente anche una valenza civile e politica. A un livello più viscerale, per me scrivere significa anche liberare quelle parole di cui mi nutro quotidianamente, poiché sono un lettore onnivoro fin da quando ero piccolo.

Ok per il tu. Allora proseguiamo, quali sono i tuoi libri del cuore?
Anche qui mi sento un po’ in difficoltà… ne ho talmente tanti! Direi che se proprio dovessi scegliere, terrei sempre con me i libri di Gadda e di Céline.

Qual è il rapporto con la tua regione e con la tua terra?
Sono molto legato alla mia terra, la Toscana (e in particolare la Maremma): ai suoi colori, alla sua cucina, al suono della sua lingua. Ciò che soprattutto mi appartiene è però questa capacità, più tipica del livornese, di non prendere mai niente troppo sul serio… la capacità di saper ridere anche delle tragedie.

Come sei arrivato alla pubblicazione del tuo lavoro?
Il mio primo romanzo (“L’albero in catene”) l’ho pubblicato un po’ per caso, perché non avevo la minima idea di come funzionasse il mondo dell’editoria. Curiosando sul sito de “Il rifugio degli esordienti” (http://www.danaelibri.it/rifugio/rifugio.htm) mi appuntai gl’indirizzi di alcuni piccoli editori, tra cui NonSoloParole, che poi m’inviò la proposta di contratto. Diciamo che sono stato fortunato, perché Raffaele Calafiore si è dimostrato un editore serio e onesto, e non è una cosa da poco per gli esordienti, che spesso diventano prede da spennare per quegli editori che chiedono il contributo per stampare il libro.

Come è nata l’idea di scrivere il tuo ultimo libro?
L’idea è nata dalla volontà di omaggiare un quartiere (il Pigneto) che mi ha accolto stupendamente, e dove ancora oggi mi trovo molto bene.

Come hai scelto il titolo?
“Il Pigneto liberato” (0111 Edizioni) è un titolo che esibisce chiaramente un riferimento alla “Gerusalemme Liberata” del Tasso, che è anche il nome del misterioso autore che narra delle vicende che hanno portato il Pigneto sull’orlo di un’imprevedibile rivoluzione.

Come scrivi: a penna o al computer? Di giorno o di notte? Segui “riti” particolari?
Ormai mi sono abituato totalmente all’uso del pc, tanto che a volte ho difficoltà a riprendere in mano la penna. Preferisco scrivere con la luce del giorno, perché il corpo e la mente sono più riposati. Quanto ai “riti”, non ne ho nessuno in particolare, anche se a volte mi piace scrivere in piedi, perché mi aiuta a smuovere le idee.

Hai altri progetti in cantiere?
Assolutamente si, non mi fermo mai! Ho già iniziato un nuovo romanzo, un giallo che avrà come sfondo Roma e come contesto il mondo dell’editoria. Inoltre a breve usciranno un paio di miei racconti lunghi per due diversi editori.

Nadia Turriziani

Ultimo aggiornamento ( Domenica 14 Giugno 2009 18:47 )  
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