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Venerdì 30 Luglio 2010
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''Peppino, un'esperienza forte da rivivere''

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Giovanni ImpastatoOggi a Cinisi Giovanni Impastato presenterà in anteprima il suo libro intervista che racconta tutta la storia sua e del fratello, Peppino, dal titolo “resistere a mafiopoli” edito da Stampa alternativa e che sarà in libreria da luglio. Ma oggi per Giovanni è il giorno del ricordo, di quello che successe trentuno anni fa e che ha segnato tutta la sua vita.

Cosa prova il nove maggio di ogni anno?
Per me è una grande emozione rivivere l’esperienza forte di Peppino. Lo ricordiamo nelle sue iniziative, nei cortei che organizzava, negli spettacoli teatrali. E la giornata di oggi è proprio fatta di queste cose, qui nel suo Paese. Noi così lo ricordiamo com’era realmente.

Gli sarebbe dunque piaciuto essere ricordato così?
Sicuramente. Noi stiamo cercando di cogliere la parte più rivoluzionaria di Peppino, quella che lo vedeva impegnato politicamente. Ma lui amava anche la cultura. Lo ricordo organizzare carnevali alternativi e lo ricordo nelle sue battaglie pacifiste. Amava la musica, il cinema e il teatro.

Quando parla di lui qual è la prima cosa che racconta al suo pubblico?
Parto dalla rottura storica che ha fatto separandosi da una famiglia di origine mafiosa. E’ stata una rottura soprattutto culturale e io e mia madre ne abbiamo portato avanti il significato. Quelli erano anni di lotta e tensione in famiglia, ma soprattutto di impegno.

Lei come condivideva le idee di suo fratello?
Io non ero il piccolo eroe che viveva all’ombra di Peppino. Ma lo seguivo, condividevo le sue idee. Spesso però non accettavo il fatto che lui calcasse la mano così tanto. Avevo paura dello scontro diretto con la mafia. Non avevo il suo stesso coraggio. Quei cinque anni di differenza tra me e lui ci facevano appartenere a due generazioni diverse e spesso la comunicazione era difficile.

Ci sono tanti ragazzi che seguono l’esempio di Peppino Impastato, Addiopizzo, Ammazzatecitutti. Che messaggio lancia loro?
A tutti loro dico che Peppino è un esempio forte. Il suo messaggio è molto educativo, è di impegno, perché lui portava avanti grandi battaglie di civiltà e democrazia.

Che ricordi ha dell’aria che si respirava a Radio Aut?
Sono ricordi belli. E’ stato il punto massimo della comunicazione vera e propria di Peppino. In quel contesto lui ha scoperto l’ironia come arma per combattere la mafia.

Che uomo era Peppino Impastato?
Sensibile. Direi normale. E’ riuscito a capire le difficoltà degli altri. Ma non era tutto dedito alla politica come potrebbe pensare qualcuno. Riusciva a calarsi sempre nella realtà. L’esempio è la scena ripresa dal film I Cento Passi nella quale Peppino diceva all’amico Salvo Vitale “Ma quale lotta di classe, qui bisogna insegnare alla gente prima di tutto cos’è un paesaggio”. E poi dalla grande euforia passava a momenti di puro pessimismo.

E voi, che fratelli eravate?
Eravamo molto legati, però ad un tratto il nostro rapporto si è rotto, è cambiato, quando lui è stato cacciato più e più volte da casa. Per me era difficile vederlo e andare con lui. E allora il rapporto di due fratelli si è trasformato in quello di due grandi amici. E’ stato un fratello fino a che è rimasto in casa.

Mariangela Di Stefano
Ultimo aggiornamento ( Sabato 09 Maggio 2009 15:57 )  
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