Tifeo Web

Sabato 11 Settembre 2010
Home Iniziative Recensisco me stesso: Roberto Monti

Recensisco me stesso: Roberto Monti

E-mail Stampa PDF
Testo più grande Testo normale Testo più piccolo

Detesto la scuola, o meglio la scolastica. Tutte quelle regole su come mettere punti, virgole, punti e virgole, richiami sintattici e verbi. Sbatti, o meglio limitante. Riconosco che, ogni persona, debba avere delle basi costruite a scuola, ma, per scrivere, devi saper spingere talmente tanto quelle pareti che marcano i confini tracciati sui banchi di scuola sulle righe bianche con la penna che macchiava il lato della mano tanto era pesante su quel liquido bluastro, da rimanere esausti e senza fiato una volta finito di scrivere. Proprio come voi, al termine della lettura della frase precedente. Gioco gioiosamente con le parole, figuratevi con i sogni. Il lavoro ha bruciato il tempo istituzionale per coltivare il mio giardino del sapere.  Che volete farci, il vizio del cibo e di un tetto dove cucinarlo è una mia pecca. Ho sempre tenuto attivo le sinapsi, sapete.

Ne ho fatte, paura se ne ho fatte! Sono stato un “writer”, cantato in un gruppo hip-hop. Adoro il rap, ma lo trovo troppo schematico, così ho scritto alcuni racconti e infine un libro. Attore in una compagnia di “artisti”, regista e autore nella stessa. Organizzatore di eventi per noi giovani e felice animatore per i bambini delle scuole elementari e medie. Mi hanno chiamato i villaggi vacanze, ho rifiutato perché non mi sento un animale da baraccone. Sono stato capo sala del ristorante privato del Planibel Hotel, d’estate s’intende. Insegnato italiano a Zied e a suo fratello in un progetto d’inserimento stranieri nel paese dove abitavo. All’inizio del corso parlavano solo arabo, anche le classiche frecciatine fra compagni di banco. Alla fine leggevano e scrivevano in italiano e le frecciatine erano pronunciate in perfetto “colloquiale”, giustamente controllate da me un po’ a briglia sciolta. Dovevo fargliele “provare” un po’. Si sarebbero divisi alla fine dell’anno, uno passava alle medie mentre l’altro restava alle elementari. Ogni tanto li rivedo.

Sono responsabile magazziniere. Non vedo l’ora di uscire da lavoro, ma ci sono giorni in cui ho una voglia matta di tornarci, perché lì tengo i piedi a terra.

Poi, arriva il giovedì. Ogni quarto settimo di settimana, mi trovo con Cesco. Gestiamo un sito

( www.sixrules.it) di universi plastici narrativi, ve lo consiglio.

Ho ormai ventisei anni e, primo, evitiamo i commenti e le frasi fatte sull’età, lo faccio anch’io con i più piccoli e, secondo, mi sento solo un Insolito Balordo di nome Bob ( insolitibalordi.blogspot.com ).

Non avevo ben chiaro cosa mi riservasse il ticchettio della tastiera. Tutti scrivono e usano il computer per farlo. Battono e ribattono sulla tastiera, conoscono a memoria la disposizione dei tasti, dov’è l apostrofo e che tasto schiacciare per attivare funzioni che io ignoro. Personalmente cercavo altro e ho trovato folle la mia tastiera. A volte, mi permette di suonare e, negli altri casi, si dimentica di essere musichiere e comincia a fare la tastiera. Mi diventa scontrosa e non vuole più scrivere.

In realtà è tutta colpa vostra, davvero. Da quando ve ne siete andati da Tap Town, ne sono successe di cose. Non voglio dirvi nulla, ma state attenti a non perdere d’occhio il tizio del bar.

Vivo tra gli sbalzi della cultura che condivido e non riesco a politicizzarmi. Ogni persona ha una sua “guerra” personale, il mio campo di battaglia è l’animo umano. Sono grato a chi lotta per altri valori. Il resto è solo del Carlino.

Ho stretto compromessi con me stesso, dovevo farlo. Mi sono messo un limite nello scrivere, per ora è quello delle nuvole. Quando però “Mi prendo un minuto fra le stelle” con Frank e mi siedo lì, su quei bei cuscini verdi e morbidi, il tutto non mi sembra più.

Sono sceso a patti con la realtà, recito la mia parte quotidiana per soldo e lo spendo per qualche “emozione comune”, ritrovi notturni o altre cose sociali. Devo parlare una lingua ascoltabile da tutti, ma a volte mi scappa e mi ci metto a giocare. Non sfodero paroloni o concetti assurdi, tanto meno cado nella volgarità narrativa. Comincio a liberare un po’ d’inventiva e il dialogo prende il suo corso naturale. Basta un sorriso e una battuta di sicuro richiamo d’attenzione. A lavoro, per esempio rivolgendomi ai clienti, è “Signora/e scusi, ma non sono qui per servirla e riverirla”. Poi, faccio un sorriso e si capisce che sto scherzando. Oggi, una signora non ha smesso un secondo di ringraziarmi dopo che le ho trovato il velcro per le zanzariere. Adesso che ci penso il marito era un po’ nervosetto, forse lei lo aveva buttato insieme a chissà quale altra cianfrusaglia. Fatto sta che mi hanno calorosamente ringraziato. Tutti vogliono “giocare” un poco, basta saper toccare i tasti giusti. Ho anche rischiato delle figure barbine con certi clienti, s’intende.

Vi chiedo scusa, ma non ho una casa editrice, la sto ancora cercando, pago l’affitto per due stanza come dimora, se a voi va bene uguale.

Ora, se vi va, smetterei di scrivere e vi lascerei alla lettura del mio libretto.

Roberto Monti

 
0 Voti

0 Commenti (Solo utenti registrati)

In evidenza

Tifeo Web Narrativa Online 2010, i vincitori
macchina da scrivere
Leggete la news per scoprire i nomi degli autori dei racconti che si sono aggiudicati questa edizione del nostro Premio di Narrativa.

Cerca sul Web

Ricerca personalizzata

Sondaggi

L'ambiente va salvaguardato. Cosa fate voi per tutelarlo?
 

Annunci

Scarica Firefox

Il Fatto Quotidiano