Tifeo Web

Giovedì 09 Settembre 2010

Stupida

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Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Francesca Levo Calvi.

Emma e Vittorio siedono uno di fronte all’altro, facendo colazione. Caffè nero e pane imburrato per lui, thè alla pesca per lei. Giornale aperto alla pagina della cronaca locale per lui, pensierosa attenzione per lei che, giornale ancora piegato, mangia lentamente piccoli dolci che la zia Pina le manda tutti i sabati. I dolci sono la sua passione, eppure la sua linea non ne risente, Emma è a quarantanni come era  a venti, slanciata, i fianchi stretti, la pelle diafana.  Solo il viso, segnato da una miriade di piccole rughe, tradisce la sua età.

Rughe di espressione, dicono le amiche per consolarla, ma Emma sa che non è così.

Vittorio abbassa in quel momento il giornale:

- Allora,tutti a pranzo da mia sorella? Così, come al solito, tu non dovrai far niente! -  aggredìsce ad alta voce l’uomo.

- Mah, guarda, io, veramente le avevo detto che avrei fatto volentieri l’agnello al forno, sai  - con voce bassa risponde lei.

- Certo, certo, all’ultimo momento! Ma dai, lo sanno tutti che non sai cucinare, stupida che sei, anche la finta tonta, guarda che non mi prendi per il naso, come non lo sapessi, con tutte le bistecche bruciate e insipide che mi tocca mangiare. Meno male che almeno quelle non ci costano, visto che me le taglio in negozio e meno male  che cuoche in giro ce ne sono e io sono un macellaio in gamba e la clientela lo sa e viene, viene …. - e così dicendo, Vittorio con uno scatto nervoso butta il giornale per terra, si alza e si dirige verso il bagno, sempre continuando a brontolare contro la moglie.

.Ma Emma non lo ascolta più, le mani sulle piccole orecchie e gli occhi serrati.

Dopo poco Emma sente l’acqua della doccia scorrere.

Rivede Vittorio con la fantasia vent’anni prima, loro  due insieme, sul sagrato della chiesa inondati dal propiziatorio riso lanciato  al cielo da amici e parenti.

Già  la prima sera Vittorio aveva mostrato quella che per lui era una sana mascolinità, possedendola senza badare a lei, al suo imbarazzo, al suo dolore. Solo una frase : - Vedrai, dopo ti piacerà, vedrai . - girandosi da un lato e spegnendo la luce.

Emma, in silenzio, aveva pianto l’intera notte.

Ora, levate le tazze della colazione, lei si veste, con cura, scegliendo un abito bianco con giacca blu, le scarpe basse , senza tacco per non far sfigurare Vittorio che, basso e tarchiato, è più piccolo di lei.

Sentendo il campanello squillare, Emma va ad aprire e si trova davanti suo cognato, il “Bell’Antonio”, come lo chiamano in famiglia. Sorridenti si abbracciano e poi lui chiede  -Dove è quella bestia di mio fratello?- facendo scoppiare in una risata Emma, che gli indica il bagno. Proprio in quel momento Vittorio ne sta uscendo e visti i due ridere insieme, non sa trattenere una della sue battutacce:

-Cosa le hai raccontato, a questa stupida qui che non capisce  nemmeno le barzellette? Qualche scempiaggine, eh?-

Antonio smette di colpo di ridere, poi, avvicinandosi al fratello lo guarda duro dicendogli  quasi sfiorandogli il viso:

– Quando la smetterai, di, lo sai, sarà sempre troppo tardi.

Poi, girandosi verso Emma, la prende sottobraccio e, sorridendole la invita: - Dai, andiamo dalla nonna, visto che sei già pronta ti accompagno io, tanto Vittorio finisce di farsi brutto, no?-

Un’altra risata, poi Emma, un poco intimidita, si dirige verso la camera per prendere la borsa e, lanciato uno sguardo allo specchio, si sorride, è contenta di andare con suo cognato, lui sempre gentile ed affettuoso.

Il pranzo pasquale è una tradizione della famiglia Monti, sette fra fratelli e sorelle, la mamma Maria, vedova di papà Fedele, e una schiera di nipoti e nipotini che rallegrano tutto il pasto, aprendo uova, scambiandosi sorprese, con Antonio, l’unico single della famiglia , che distribuisce il cioccolato a tutti , insieme ai dolci fatti dalla zia Pia.

Cioccolato amaro, ecco, questo va bene al nostro Vittorio , eh? -Esclama al alta voce, dirigendosi verso il fratello che lo guarda torvo. Tutti ridono, meno Emma, che sa bene quanto livore egli porti al fratello, quello a cui tutti vogliono bene, a cui tutti sorridono, e a cui Emma è così affezionata.
Me lo mangio, il cioccolato, me lo mangio, amaro, anche amaro me lo mangio, perché tanto più amara di così ….
Mamma Maria guarda il figlio, seduto proprio accanto a lei con serietà improvvisa e mettendogli una mano sul braccio lo rimprovera: - Figlio mio, come puoi dire che la tua vita è amara? Una bella moglie, affettuosa, stimata da tutti, un buon lavoro, che Dio te lo conservi, che vi mantiene bene, una casa che tua moglie tiene come una reggia e…

Vittorio, di scatto, alza la testa e , dando uno sguardo all’intorno, bestemmia, poi si alza e, braccia conserte sembra ammonire :

-Moglie, lavoro, casa e poi? Neanche un figlio mi ha saputo dare , quella stupida! Neanche un erede a me, a me che mi sono fatto e ora si, sono ricco e per farne che, per lasciarlo a chi? -

- Vittorio, non dire così, offendi tua moglie, noi, e –  con dispiacere ribatte  sua madre facendosi il segno della croce - Dio. Destino ha voluto che non poteste avere…..

- Eh no, destino un corno: è lei, questa acqua cheta, questa idiota integrale, stupida, sì stupida, che me la devo portare appresso senza saperne che fare, non sa nemmeno parlare, lo vedete, ah maledetto il giorno
Ma Vittorio non può finire, perché Antonio e l’altro fratello Corrado si slanciano su di lui, lo trascinano fuori della sala da pranzo, chiudendogli letteralmente la bocca.

Intorno ad Emma intanto si avvicinano le cognate, mentre ella, impallidita, non dice nulla. Per la prima volta le parole di suo marito non l’hanno ferita, non la fanno piangere. E’ rabbia, quella che prova, è rabbia, quella che la fa alzare e dirigersi verso l’ingresso, dove Vittorio è stato fatto sedere, rosso il viso, i pugni chiusi.

Emma, dopo aver sorriso ai cognati, prende la giacca e la borsa, si volta verso i parenti e mormora solamente un” vado a casa” .

Si apre da sola la porta e lentamente la chiude alle sue spalle , senza che nessuno abbia il tempo di fermarla. Quando Antonio, il solo che si muova, aprendo la porta che da sul giardino, guarda, di Emma non c’è più traccia.

In fretta, con le labbra serrate, la borsa stretta al petto Emma va verso casa consapevole che il tempo è venuto. Il tempo per finire questo tormento, il tempo di liberarsi da questo masso che sente sul cuore da vent’anni, il tempo di mettere in chiaro i suoi sentimentiil tempo di fare ciò che va fatto.

Vittorio non rientra che a sera inoltrata.

Emma è seduta al tavolo del soggiorno, vestita come al pranzo, ancora con la borsa stretta fra le mani davanti a sé.

Vittorio è visibilmente alterato, ma non la guarda , e si dirige verso il bagno.

Una voce imperiosa lo ferma chiamandolo, una voce forte e sicura, di una Emma che, al  voltarsi stupito del marito, gli punta contro una pistola, quella che Vittorio, mesi prima, aveva voluto comprare per sicurezza e a cui lei era da sempre stata contraria.

Ora è proprio lei, con un viso sconvolto, che la impugna con decisione, e con decisione gli ingiunge di inginocchiarsi,

Vittorio non crede a ciò che vede, pensa che Emma non sarebbe capace, ma in quel momento un colpo gli sfiora il capo, finendo nel muro dietro alle sue spalle.

- Inginocchiati, bestia..

- Ma Emma, su, lo sai…

Ed un altro colpo si conficca nel parquet ai suoi piedi.

In ginocchio ti voglio , perché devi capire cosa vuol dire essere disprezzati, e io ti disprezzo, tutti ti disprezzano perché sei solo una bestia, uno schifoso, sai, e ora ho capito che lo sei sempre stato e che sempre lo sarai e allora ho deciso che tutto questo deve finire.- pronuncia Emma con occhi gelidi.
Ora è un lento terrore che si dipinge nel viso di Vittorio, che balbettando cerca di fermare la moglie, con le mani aperte davanti a sè.

-Non ti muovere, bastardo, e inginocchiati, ho detto - urla adesso Emma.

E alle sue parole punta con decisione l’arma davanti ad un uomo che se l’è fatta anche addosso per paura e ora giace, in ginocchio , bagnato e insozzato annaspando con le mani alla ricerca di qualcosa che non c’è più, il suo potere.

-Emma, per carità, ti scongiuro, Emma…

-Si, chiedi perdono, eh ora chiedimelo ancora. Puzzi, lo senti? Chiedimi perdono in mezzo alla tua merda.

- Per-perdono -balbetta Vittorio - perdono, si , di tutto.

-Dimmelo, ora se hai coraggio, dimmelo che sono una stupida eh?

-No, no, per la carità - Vittorio inizia - già singhiozzando - ti prego Emma.

La canna della pistola è ora appoggiata alla fronte madida del marito, e Emma lo spinge con il viso al pavimento, fino a farlo stendere, immagine pietosa e irreale del Vittorio di prima.

-Fermo lì, schifoso, non ti muovere o ti ammazzo.-

Emma lascia passare qualche secondo, lo guarda con disprezzo.

Poi messa la pistola nella borsa, si dirige verso la stanza da letto, prende la sua piccola valigia nera, già preparata, e si dirige verso la porta. Giunta sulla soglia, si volta, prende l’arma dalla borsetta e la lancia sul tappeto, vicina ad un uomo che, rannicchiato sulle ginocchia, sembra emettere gemiti di dolore.

Sai cos’è l’unica cosa che puoi fare, ormai? Ammazzarti, perché questo che è accaduto oggi tu te lo porterai dietro la schiena per sempre, e per sempre ti ricorderai che sei solo uno stronzo vigliacco.-
Aperta la porta , Emma, facendo un lungo respiro, la richiude alle sue spalle e, a testa alta, si avvia verso la piccola stazione non lontana.

Sentendo poi il fischio del treno che sta arrivando, accelera il passo e sorride.

 
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