Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Gabriele Lattanzio.
In un angolo del salotto, Luca tentava di liberarsi – inutilmente, i nodi erano fatti a regola d'arte – e la piccola Arianna piangeva. Voleva che la mamma tornasse a casa, che mandasse via quella brutta e cattiva babysitter. Ma anche Antonella, la babysitter in questione, non aspettava altro che tornasse la madre di quelle due piccole pesti per darle il fatto suo.
Tre ore prima
Antonella aveva accettato di badare ai bambini solo perchè la signora Maria l'aveva scongiurata. Almeno era quello che aveva detto al suo fidanzato. Visto che lui non si era mai premurato di farle regali significativi, tipo un anello con brillanti, aveva trovato che lavorare un terzo del solito orario per il triplo di quel che prendeva abitualmente, fosse un ottimo motivo per non uscire con lui quella sera. Luca e Arianna erano un po' pestiferi, ma normale amministrazione. Ora erano lì davanti al televisore che la aspettavano. Lei stava ancora osservando dalla finestra la signora Maria che stava sgommando con la sua Toyota sul viale, si vede che era davvero una cosa urgente. Avrebbe badato ai mocciosi per due misere ore e l'indomani sarebbe andata alla gioielleria in centro. Già si immaginava uno splendido anello dorato al suo dito indice.
«Vediamo i cartoni animati?» disse Arianna, interrompendo gli aurei pensieri di Antonella.
«Oh... ma certo, tesoro», rispose la babysitter.
Luca, però, non era per niente d'accordo. Lui voleva vedere Jean Claude Van Damme!
«Non litigate, ragazzi. Vedremo un po' di cartoni e un po' di San Dam, a turno.»
«Van Damme, non San Dam», protestò Luca.
«Si, è lo stesso. Inizia tu, allora, ma tra mezzora lascerai la televisione a tua sorella, capito?»
Luca annuì e si precipitò alla tivù, girando subito su Italia uno. Arianna, un po' scocciata, si avvicinò alla libreria del salotto, dove aveva lasciato il suo album di Lady Oscar. Antonella invece andò in cucina per prepararsi uno spuntino. A differenza dei due fratellini, lei non aveva ancora cenato. Valutò se prepararsi un bell'hamburger con maionese e insalata: alla fine, scelse solo una scodella d'insalata. Anche se il fidanzato non le regalava mai nulla, non voleva che la lasciasse perchè la trovava grassa. Quando tornò in salotto con la scodella in mano, vide che Luca era incollato al televisore, mentre Arianna stava sfogliando un grosso libro. Non pareva per niente uno degli album che la piccola era solita colorare con i suoi pastelli. Antonella si avvicinò, incuriosita. Era un librone un po' impolverato. Pareva antico, la carta delle pagine era ingiallita e spessa.
«Arianna, cosa stai leggendo?» chiese con interesse.
«Non lo so, l'ho trovato lì», disse la bimba indicando la libreria. «Non si capisce nulla.»
Antonella si sedette a terra, di fronte a lei, continuando a infilzare foglie d'insalata.
«Non si capisce? Eppure ormai fai la terza elementare. Coraggio, prova a leggermi qualcosa.»
Arianna guardò la babysitter e fece spallucce. Col dito scorse una riga del libro e lesse a voce alta.
«Ippulo, batraco... bu!»
«... croack...» gracidò il rospo che fino a due secondi prima era Antonella.
La piccola rimase a bocca aperta.
«Luca! Vieni qui, presto!» gridò.
«Non mi scocciare, deficiente, sto guardando Van Damme», rispose il fratello senza nemmeno girarsi.
«Vieni qui, Antonella è diventato un rospo!»
«Non ci casco, vuoi solo fregarmi la...»
«Croack!»
«... televisione...», finì Luca, mentre il rospo balzava davanti a lui.
Sgranò gli occhi, poi si voltò verso la sorella.
«Ma che hai combinato? Dov'è Antonella?»
«Quella cosa lì è Antonella», replicò Arianna, «Ho letto questo libro strano e si è trasformata.»
Luca prese il libro.
«Che cosa hai letto, di preciso?» chiese.
«Questo, vedi? Ippulo, batraco... bu!»
«... croack!»
Arianna si tappò la bocca, ma troppo tardi: anche Luca era diventato un rospaccio. Una lacrima le rigò il visetto. Stava per scoppiare in un pianto dirotto quando uno dei rospi, Antonella, balzò sul libro, gracidando forte.
La piccola sorrise: ma certo, se una frase li aveva trasformati, un'altra poteva farli tornare normali!
Si accovacciò sul libro e provò a leggere a caso.
«Hoppiti, nullus, magilla!» esclamò.
E puf!
I due rospi tornarono a essere umani.
Luca si tastò subito sulla patta, per accertarsi che fosse tutto davvero a posto.
Antonella si toccò il viso, ancora incredula.
«Fico! Un libro di magia!» disse Luca, prendendolo da terra.
«Lascialo subito, Luca!» gli intimò la babysitter.
Il ragazzino protestò.
«Ti ho detto di lasciarlo subito o ti riempio di botte.»
«Ah sì? Cippilicoppili felidis... bu!»
Stavolta non successe nulla: Antonella non si era trasformata. In compenso si stava incavolando di brutto.
Ora dammi quel cazzo di libro, stronzetto.
Queste erano le parole che aveva tentato di dire, ma dalla sua bocca uscì solo un lungo miaooouauuuu.
Antonella si bloccò, portandosi le mani alla gola. Titubante, cercò ancora di parlare.
«... mmmm... miauur.»
Luca e Arianna scoppiarono a ridere. Antonella fece altri tentativi, ma non c'era niente da fare, miagolava sempre.
La babysitter montò su tutte le furie, sentì una carica omicida nascerle dentro. Si lanciò contro il ragazzino, che la evitò appena in tempo e scappò via. Antonella lo inseguì e stava quasi per raggiungerlo.
Luca si voltò di scatto.
«Pettulo, taurus bu!»
Arianna andò di fianco al fratello. Era la prima volta che vedevano una mucca da vicino.
«Antonella?» chiese Luca esitando.
«Miaooooooo», fu la risposta della mucca, disperata.
«Falla tornare normale, Luca, non possiamo tenere una mucca che miagola, la mamma ci metterà in punizione.»
«Va bene, va bene. Che frase avevi usato prima?»
«Non me lo ricordo!»
Luca, sconsolato, iniziò a leggere, andando per tentativi.
«Oviti, ovus... bu!»
E la mucca divenne una pecora. Che miagolava come prima.
«Cippilicoppili anseris... bu!»
«... quack!»
Un altro buco nell'acqua.
«Hoppiti, nullus, magilla!»
La pecora mutò, assumendo le familiari sembianze della babysitter. Luca esultò, ma durò poco: Antonella gli balzò addosso e stava per strangolarlo.
«Qua qua quack qua quack!»
Traduzione: Io ti ammazzo, piccolo bastardo!
La poveretta poi mollò la presa e si accasciò su una poltrona, sull'orlo di un esaurimento nervoso. Luca si sentiva in colpa e le andò vicino, insieme ad Arianna. Gli dispiaceva per la babysitter che, tutto sommato, li aveva sempre trattati bene.
«Coraggio, adesso le leggo tutte. Prima o poi troverò la formula giusta.»
«E se invece la trasformi di nuovo in un animale?» obiettò la sorella.
«Non preoccuparti, la formula per riportarla umana ora so qual è, dobbiamo solo cercare quella per la voce.»
Antonella fece una carezza ai ragazzi, che la abbracciarono. Poi, Luca lesse tutte le formule. Tra mutazioni in porco, mucca, cavallo, e persino in uno strano animale – Arianna insisteva nel dire che fosse un ornitorinco – e cambi di voce (papera, gatto, e via così), alla fine Luca restituì ad Antonella tanto l'aspetto che voce umani.
Emozionata, la babysitter finì in lacrime per l'ennesima volta in quella serata, consolata dai fratellini.
«Tieni, ha combinato solo guai», disse Luca a capo chino, porgendo il tomo ad Antonella.
Lei lo prese, se lo rigirò tra le mani, e dopo aver valutato correttamente distanza e altezza, lo usò come mazza da baseball contro la testa di Luca. Il ragazzino volò a terra, intontito. Arianna invece si beccò uno schiaffone sui denti che le procurò uno spacco al labbro superiore. Antonella non perse tempo. Andò in cucina, saccheggiandola di tovaglie e tovaglioli da usare come rudimentali corde. In men che non si dica, Luca e Arianna erano fuori combattimento in un angolo del salotto, mentre la babysitter continuava a ridere istericamente.
La signora Maria parcheggiò la Toyota in garage e si avviò stanca verso casa. Per fortuna le condizioni di sua madre non erano così gravi come era sembrato in un primo momento. In ogni caso, avrebbe dovuto chiedere ad Antonella se era disposta a guardare i bambini per tutta la settimana. Dietro lauto compenso, ovvio.
La signora infilò la chiave nella toppa e aprì la porta, trovandosi di fronte la babysitter. Udì dei lamenti e vide i ragazzi legati e imbavagliati. Stava per chiedere cosa diavolo stesse succedendo quando notò il libro magico tra le braccia di Antonella.
Che stupida, pensò. Nella fretta aveva dimenticato di rimetterlo al sicuro in soffitta.
E ora era tra le grinfie della babysitter, che aveva uno sguardo non esattamente conciliante. Nè tantomeno da persona sana di mente.
La ragazza sorrise maliziosa. La signora Maria immaginava cosa volesse fare.
E si chiese sorniona se
«Ippulo...»
Antonella sapesse che una magia pronunciata da una mortale
«Batraco...»
contro una strega
«Bu!»
tornava indietro.
«... croack...»
No, ovviamente non poteva saperlo.
Il rospo scappò dalla porta prima che lei potesse afferrarlo.
Maria raccolse il libro che era caduto a terra, scocciata. Avrebbe dovuto preparare una pozione per far dimenticare l'accaduto ai bambini.
E soprattutto, per quella settimana avrebbe anche dovuto trovare un'altra babysitter.












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