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Giovedì 09 Settembre 2010
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La ricchezza della semplicità

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Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Luca Caregnato.

Questa è la storia di Clotilde, una piccola bambina nata da due genitori meravigliosi quanto lei, che la desiderarono con tutto il cuore e le diedero tutto il loro amore, chiamandola con il nome della nonna materna venuta a mancare proprio un mese prima della sua nascita, la quale aveva già cucito a mano dei meravigliosi vestitini e delle piccole copertine per quella che sarebbe stata la sua nipotina...

Tiddy, questo presto divenne il diminutivo della bimba, che ormai era cresciuta, aveva da poco compiuto sei anni quando la disgrazia volle che il padre si ammalasse a causa di una brutta malattia per la quale non vi era rimedio, e nel giro di pochi mesi anch’egli venne a mancare, privando del proprio affetto e del proprio amore l’amata moglie e la piccola Tiddy…

La mamma dovette fare in fretta a trovare un impiego che fosse in grado di sostenere le spese di famiglia, così  incominciò ad assistere una signora anziana del loro piccolo paese per quattordici ore al giorno…

Tiddy era ancora piccolina, ma capiva quanto era difficile la loro situazione e quali fossero i sacrifici che faceva la sua mamma… così, nonostante la tenera età, imparò a fare tutti i lavori domestici che fino ad allora aveva sempre visto fare alla mamma: imparò a stirare, a lavare per terra, a fare i letti, a lavare gli indumenti, a fare da mangiare… ormai era lei la donna di casa, e quando le amichette la invitavano ad andare a giocare insieme a loro sui prati, rifiutava sempre… pensando alla povera madre che lavorava tutto quel tempo fuori di casa, e sentendo il bisogno di fare del suo meglio per alleviare le fatiche che la vita aveva messo loro di fronte.

Tiddy, che fino a pochi mesi prima era stata una bambina come tutte le altre, che amava giovare sui prati con le amiche e andare a raccogliere i fiori da donare alla mamma, si trovava adesso ad avere una grande responsabilità che spesso ignorano anche le persone molto più grandi di lei…

Tutte le sere la mamma quando tornava a casa trovava i letti fatti, i vestiti puliti, e il mangiare pronto, e tutte le volte, commossa, baciava la sua bambina e la stringeva a sé tenendola tra le braccia con un tale amore e con una tale gratitudine da non poter essere raccontata… qualche volta le uscivano le lacrime dagli occhi mentre le diceva “Grazie Tiddy, sei il mio tesoro più grande…” mentre sentiva dentro di se una sorta di senso di colpa per la vita che invece avrebbe desiderato dare alla sua piccola bimba… che accoglieva sempre la madre quando rientrava a casa con un sorriso e una gioia di vederla che non poteva lasciare dubbi sul fatto che Tiddy facesse tutto quello che faceva senza provare il minimo disturbo, ma solo con un immenso affetto per la sua mamma.

Era una domenica mattina, e la mamma quel giorno, come tutte le domeniche, aveva la giornata libera, ed era loro buona abitudine recarsi insieme fino alla piccola chiesa del paese ad ascoltare la Santa Messa domenicale, dove si raccoglievano in preghiera… pregavano per il papà e per la nonna in cielo, e nonostante il dolore che provavano per la loro mancanza, ringraziavano il Signore per avergli donato un marito e un padre così meraviglioso come quello che avevano avuto. E lo stesso per la nonna.

Il resto della domenica lo passavano insieme e, per almeno un giorno, la mamma poteva prepararle da mangiare, mettendoci tutto il suo impegno, e preparandole sempre una squisita torta di mele proprio come a lei piaceva tanto… e tutte le volte l’apprezzava come se fosse la cosa più bella che avesse mai potuto desiderare… e la divorava tutta piena di felicità e di gioia insieme alla mamma. E per un giorno alla settimana, qualche volta, si concedeva di passare qualche ora a giocare sui prati con le sue amichette, ma non più di qualche ora, perché desiderava stare con la mamma, oggi che era l’unico giorno in cui l’aveva a casa tutta per se… e bastavano davvero queste piccole cose a rendere la piccola Tiddy la bambina più felice del mondo… sorrideva sempre, e aveva talmente tanta gioia dentro di sé da riuscirla a trasmettere a tutti coloro che l’avevano vicino, mamma compresa…

Presto Tiddy incominciò ad andare a scuola, s’impegnava molto ed era molto brava, e fu molto felice di fare amicizia con tutti i suoi compagni e compagne di classe… era una bambina molto socievole, e tutte le volte che aveva la possibilità di avere nuove amichette e amichetti non si tirava mai indietro.

Tuttavia, in questo modo, durante tutta la mattinata e per almeno un paio d’ore del pomeriggio che le occorrevano per fare i compiti e studiare, non riusciva a svolgere i lavori domestici, a cui si dedicava per il resto della giornata con un impegno ancor maggiore per riuscire a fare tutto quello che occorreva.

Gli anni passarono… fin quando Tiddy compì dieci anni, e fin quando una sera la mamma tornò dal lavoro come faceva ormai da anni e la trovò ad aspettarla sulla porta tutta euforica e ansiosa di comunicarle una notizia meravigliosa, incredibile! Non stava più in sé dalla gioia, scalpitava in attesa della madre per dirle della novità: aveva ottenuto un’occupazione! Avrebbe venduto gelati per quattro ore al giorno insieme a Banny: così tutti chiamavano quel simpatico signore un po’ paffutello che vendeva quei gelati enormi e squisiti di produzione propria per una moneta soltanto sulla piazza del paesino... il guadagno di Tiddy sarebbe stato molto modico, e non sarebbe mai bastato a manrenere lei e la madre, ma almeno poteva darle un po’ di riposo, e contribuire alle spese necessarie per andare a scuola...la madre le chiese, come se ce ne fosse bisogno vista la sua euforia, se ne era davvero sicura… ma la risposta era scontata, così madre e figlia si abbracciarono forte, mentre la prima provò ancora una volta quella sorta di senso di colpa per quello che avrebbe desiderato dare alla propria figlia…

Tiddy incominciò così il suo primo vero impiego già dal pomeriggio successivo, e scoprì  che le piaceva molto! Scherzava con Banny, ed era felice di scambiare anche quelle poche parole con le persone che venivano a comprare un gelato da lei. Era una persona così solare che Banny confessò che non aveva mai avuto un così elevato flusso di clienti nemmeno durante la stagione estiva, e si congratulava più volte con lei, che ne rimaneva lusingata… a volte i clienti le lasciavano addirittura una piccola mancia tutta per sé!

Sembrava strano vederla vendere il gelato anche a bambini più grandi di lei, e capiva che, se la sorte fosse stata diversa, forse sarebbe anche lei una di loro, ma le cose erano andate così e non avrebbe potuto farci nulla, non restava altro da fare che accettare quello che le era capitato e rimboccarsi le maniche, per sé stessa e per la sua mamma, alla quale voleva tutto il bene del mondo… e poi vendere gelati con Banny le piaceva!

Quando Tiddy ebbe dodici anni, con grande gioia di Banny, che ormai la considerava come la figlia che purtroppo non era mai riuscito ad avere, incominciò a vendere gelati per sei ore al giorno. Questa sarebbe stata la sua occupazione per gli anni successivi, fino al termine degli studi, università compresa, che non trascurò mai raggiungendo sempre il massimo dei risultati.

Ormai era diventata una donna, viveva ancora con la madre la quale incominciava a sentire i primi, anche se lievi, acciacchi degli anni che passavano… ma ora nella vita di Tiddy c’era una bella e importante novità! Si era innamorata di un ragazzo di qualche anno più giovane di lei che frequentava la stessa chiesina del piccolo paesino, un ragazzo molto a modo e con la testa sulle spalle che si era innamorato di lei e l’aveva fatta innamorare con la sua semplicità...

I due presto si sposarono, divennero marito e moglie e ad accompagnare Tiddy all’altare fu l’amata mamma, finalmente davvero felice per la nuova vita della figlia, proprio quella figlia che fin da bambina l’aveva sempre tanto aiutata…

I due sposini andarono ad abitare in una casina di quello stesso paesino, proprio vicino a quella della sua mamma. Entrambi grazie ai loro studi erano riusciti ad ottenere un buon lavoro, in questo modo riuscivano a provvedere anche al suo sostentamento, così non ebbe più il bisogno di lavorare quattordici ore al giorno come aveva fatto per anni e anni… ora meritava di riposare, e presto, con sua immensa gioia, sarebbe diventata nonna di Agnese, la splendida nipotina che i due sposi le avrebbero regalato. La loro era una famiglia semplice, che fece proprio della semplicità la più grande ricchezza… perché la ricchezza più grande è proprio la semplicità, anche se purtroppo molti lo ignorano…

È questa la storia di Clotilde, una bambina come tutte le altre, che dopo aver subito la morte dell’amato padre, si assume tutte le responsabilità della casa per amore della mamma che si sacrifica per lei.

Ed è la dimostrazione che l’amore vince su tutto, e che l’amore e la semplicità sono la più  grande ricchezza che si possa avere.

 
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