Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Matteo Carriero.
Lucio non ricorda nulla della fine della guerra, o della morte della mamma.
L’ultima cosa che ricorda è la fame, e il mattino in cui i crampi finirono.
Oggi Lucio è il bambino più veloce del paese. Quando corre per le strade sembra spazzarle come lo scirocco.
Rientra al tramonto, si sfila le scarpe con un calcio e si getta sulla brandina.
Papà sta lavorando a un pastorello, chino sul banco con la lampada elettrica accesa. I suoi occhiali riflettono delle strisce di luce sul soffitto.
Sono sempre soli, Lucio papà e la lampada.
― Chiudi tutto.
Lucio si alza e guarda fuori. Per le strade di Lecce non c’è più nessuno, solo due contadini che bevono sotto la colonna di sant’Oronzo.
Rovescia il cartellino aperto e torna dentro; le statue nella stanza si confondono nell’oscurità, perdendo di volume.
Da un paio di anni anche papà ha smesso di mangiare, e non dorme quasi più.
La notte lavora su un prezioso cumulo di cartapesta che all’alba ripone sotto il letto. Lucio lo osserva con gli occhi socchiusi mentre piega il fil di ferro e dà forma alla paglia.
― Alzati piccolo, dobbiamo aprire. Domani è pure il tuo compleanno!
Papà è considerato un’artista più che un artigiano, ma nella bottega non entra più nessuno. Lui dice che sono “i tempi”. Lucio lo aiuta come può e nel tempo libero vaga per la città.
Quella sera, come ogni vigilia di compleanno, suo padre lo accarezza lungo i capelli, poi gli stringe la nuca finché non giunge uno strappo secco e Lucio cade addormentato.
Allora papà gli sfila i pantaloni e le calze. E poi ancora, come fossero un altro paio di calzini, i piedi, mentre per la stanza si spandono fruscii di carta stropicciata.
Gli tira su la pelle fino al ginocchio, rimboccandola come fosse l’orlo dei calzoni, poi comincia ad allungargli le gambe rimpolpandole, di tanto in tanto, con della nuova paglia.
Raddrizza i fili che s’intersecano nelle ginocchia e passa a sistemargli il resto del corpo.
― Auguri!
Papà lo tira su dal letto che ancora dorme, e Lucio si risveglia volando sulle sue braccia. La sorpresa si trasforma in una risata irrefrenabile.
Papà lo porta davanti allo stipite del bagno e scrive “131”. ― Atri dieci centimetri quest’anno.
Vai, hai la giornata libera. Ma ricorda: questa sera è speciale.
Il piccolo s’infila le scarpe e si lancia fuori gridando; si allontana correndo lungo le vie di terra battuta.
Passa la mattina vagando fra le campagne e il pomeriggio nel mercato delle cianfrusaglie; quando rientra in laboratorio vede gli occhi di papà brillare come spiccioli al sole.
Si avvicina al tavolo su cui sono sparsi dei piccoli regali, mentre papà si defila e apre la porta del bagno.
Il piccolo lancia frasi di meraviglia studiando i gingilli, poi una mano candida si posa sulla sua spalla, leggera come un fiocco di neve.
Il bimbo indietreggia, ma l’immensa dolcezza di quel viso gli fa capire tutto.
― Mamma! ― urla lanciandosi su di lei.
Le labbra color ciliegia della mamma si torcono improvvisamente.
La testa di Lucio spunta fuori dalla sua schiena, contornata da un collare vittoriano di cartapesta e paglia.
Alcuni ferri gli hanno forato il collo: muove i piedi disperato, mentre la mamma indietreggia tentando di mantenere l’equilibrio.
― Dio! ― urla il babbo. ― Non vi preoccupate. Rimetto tutto a posto, amori miei, ve lo prometto. Con la cartapesta si può rimediare.









Istituto Paritario Mary Poppins:“PRIMAVERA SU LIBRINO”Azioni Educative e di Promozione della Legalità e Cittadinanza Attiva.


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