Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Beatrice Galluzzi.
“La via per uscire passa dalla porta. Perché non c’è nessuno che usi questo metodo?”
Confucio
Non aveva mai capito cosa Giovanni facesse da dietro quell’uscio. Se l’era sentito sbattere in faccia talmente tante di quelle volte che oramai ogni suo fregio, ogni rifinitura, ogni piccola crepa si era impressa nella sua testa come un timbro. Luca rimaneva semplicemente in attesa, seduto sul pavimento gelido. E dopo aver studiato attentamente le fattezze della porta, passava al conteggio delle mattonelle. Erano veramente sporche, pensava. Ma continuava ad aspettare.
Un giorno come un altro, sedevano a tavola tutti insieme. Sua madre dispensava la pasta nei piatti sbeccati, e d’un tratto Giovanni si alzò. Senza fare una smorfia, senza levarsi il tovagliolo da sotto il gozzo, senza dire una parola. Si diresse verso la camera da letto con le posate in mano, e si chiuse dietro la porta, facendo sobbalzare tutti. La casa rimase in silenzio. Nessuno osò domandarsi nulla, neanche col pensiero. Il piccoletto, che era l’unico a non avere paura, gli andò dietro, continuando a ruminare il boccone. Si fermò davanti all’entrata della camera chiusa, e vi rimase impalato per qualche secondo. Gli venne quasi da ridere. Pensava a Giovanni che si era alzato dal tavolino con tutto il mento unto di sugo, e con la forchetta in mano era andato via. Sembrava dovesse infilzare qualcos’altro, di là. Luca ritornò subito in cucina e vide che il resto della tavolata continuava il pasto come se nulla fosse. Sua madre lo guardò.
“ Luca, siediti e finisci” gli disse.
“Ma papà è andato di là”.
“Lascia stare tu. Mettiti seduto e mangia”. Gli indicò il suo posto, vicino a sua sorella più grande, Lara.
“Forza vieni ” disse lei con voce tremante.
Che hanno tutti? Pensò.
“Io vado a fargli compagnia!” rispose deciso. Prese il suo piatto di spaghetti e tornò davanti alla porta serrata. Le due donne non fecero più obiezioni. Si erano rassegnate davanti alla cocciutaggine di quel bimbo precoce, o forse, era la vita stessa che aveva levato loro la forza di andare controcorrente. Luca prese una sedia, si sedette dietro al limite che lo separava dall’uomo che lui chiamava papà, e finì il suo pranzo.
Passarono diverse ore prima che un rumore rivelasse la presenza di qualcuno lì dietro. Ma a lui non interessava. Era sicuro che al di là di quella porta si svolgesse qualcosa di talmente interessante da necessitare il giusto tempo. E non voleva interrompere quel processo. Non provò mai neanche a bussare. Solo una volta domandò:
“Papà?”. Ma lui non rispose.
“Giovanni?!” ritentò.
Sua madre si affacciò dalla porta della cucina, con in mano una pentola che stava asciugando, e Luca fece di no con la testa. Evidentemente c’era ancora un gran da farsi, dietro quell’uscio.
Passarono gli anni veloci. Sua sorella andò via parecchio in anticipo rispetto ai tempi e sua madre iniziò ad asciugare le pentole con movimenti sempre più lenti. Luca non sembrava volersi muovere di lì. Non faceva caso ai litigi, all’aria pesante, ai lunghi silenzi. Ogni volta che quella porta si serrava, lui pensava a rendere più confortevoli le lunghe ore che avrebbe passato a guardarla. Aveva imparato a voler bene a quel pezzo di legno che delimitava ciò che sapeva, da quello che avrebbe voluto capire. Era la cosa più solida che avesse in casa. L’unica che con gli anni sarebbe rimasta dov’era. E questo gli dava a un senso di stabilità, di conforto.
Quando superò i quaranta, Luca venne chiamato per un lavoro all’estero. Lasciò sua madre sola con Giovanni, e la sua porta a dividere i loro due mondi.
Per i giorni di Natale, come tutti gli emigranti, tornò a casa per sentire il dolce calore delle sue mura. Salutò in modo veloce tutti i parenti, e poi, con il bagaglio ancora appeso al braccio, andò da Giovanni. Voleva vedere se la sua porta lo aveva conservato bene, tenendolo al riparo dal tempo. Superò il corridoio a passo svelto, per un soffio non cadde. Fece per aprire l’uscio che era prevedibilmente chiuso, ma si fermò di scatto, sbattendoci la spalla addosso. Affannato gettò la borsa in terra e poi ci si buttò anche lui. Appoggiò le mani sul pavimento. Le mattonelle erano sempre sporche, pensò. Si strofinò i due palmi per pulirsi, e notò che c’era una crepa in più su quella vecchia porta. Sua madre si affacciò dalla cucina, e questa volta fu lei a mimare un no con il capo.
“Aspetta che mo’ vengo” le disse.
Lei si morse le labbra e iniziò a piangere a dirotto. Le sedie della cucina fecero rumore tutte insieme. I suoi ospiti si alzarono e la circondarono come api. Lara si fece spazio, si diresse verso il fratello, e gli poggiò una mano sulla spalla.
“Luca…”
“Ho detto che arrivo.” ribadì lui. E poi tornò a guardare la nuova crepa nella porta.









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