Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Valentina Menghi.
Codigoro, 14 Marzo
La maestra oggi ci ha detto di scrivere tutti i giorni su un quaderno quello che facciamo di giorno. Io sono felicissima perché ho dieci anni e vuol dire che sono grande abbastanza per scrivere. E scrivere è una cosa che piace da matti fare ai grandi.
Il mio nome è Cecilia, come la nonna Cecilia, ma io ho dieci anni, non ho la faccia piena di rughe e sono grande.
Codigoro, 15 Marzo
Oggi sono stanca, a scuola abbiamo studiato la matematica e l’italiano. La maestra ci ha insegnato a scrivere un tema più difficile di quelli che scrivevamo quando eravamo più piccoli. A me piace scrivere e da grande vorrei fare quella che inventa le storie e le scrive, però non l’ho ancora detto alla mamma. In questi giorni è molto in pensiero. I miei fratelli maggiori sono partiti un anno fa, ma ogni tanto ricevevamo le loro cartoline, dall’Africa.
L’Africa è grande e io la sera penso che anche là ormai c’è la primavera e che gli alberi fioriscono. Ma la mamma dice che là c’è sempre caldo, e che invece di pensare all’Africa, devo studiare e impegnarmi che il papà dopo è felice.
Oggi pomeriggio mio padre mi ha dato un secchio e io sono stata bravissima, ho fatto tutto da sola; sono andata a prendere l’acqua, là, dove c’è il muretto rotto, e io sono passata, mi sono avvicinata al fiume e zac!, ho riempito il secchio. Mentre tornavo a casa giravo a testa alta ed ero attenta a non rovesciare neanche una goccia.
Comunque, le cartoline non arrivano più dall’Africa e la mamma è triste. Ma in Africa c’è sempre caldo, e quindi i miei fratelli non possono mai ammalarsi. Nemmeno a dicembre.
Codigoro, 16 Marzo
Oggi pomeriggio, dopo la scuola, il mio amico Antonio è venuto a casa mia. Abbiamo studiato e mi ha aiutato con la matematica. Lui è più bravo di me con i numeri, i suoi genitori hanno quell’ufficio vicino alla Chiesa, in piazza, e contano anche loro; è il figlio dei signori Ancona, che sono molto simpatici.
Antonio è intelligente e molto divertente. Non si arrabbia mai, neanche quando lo prendo in giro per il suo naso, che, come gli dico, ha la gobba. È un naso simpatico; è simpatico come lui.
Anche la mia mamma è affezionata ad Antonio, e ogni tanto penso che lei voglia più bene a lui che a me, però, quando mi abbraccia, sono sicura che ami solo me.. e il papà.
Quando ho accompagnato a casa Antonio, sua mamma mi ha dato un pezzo di pane con un po’ di latte e le ho chiesto perché alla domenica Antonio non può venire in Chiesa con me. Lei ha fatto un grande sorriso, e ha detto che ad Antonio piace dormire, la domenica mattina. Beato lui che può!, ho pensato io.
Codigoro, 20 Marzo
È notte fonda, ma io non ho sonno, sono nella camera mia e dei miei fratelli, che non sono ancora tornati a casa, e sto scrivendo su questo quaderno.
Prima, a cena ho chiesto alla mamma perché papà non era ancora tornato a casa e lei, con gli occhi che le luccicavano, come possono luccicare solo le stelle, mi ha ordinato di filare in camera. E senza cena. Ho fame ma sto zitta, e in cucina ci sono delle persone perché sento la mia mamma che parla con degli uomini, ma non riconosco le voci; forse sono amici del papà. Lei ogni tanto singhiozza, come singhiozzo io quando mi sbuccio le ginocchia, ma sento che i suoi singhiozzi sono più tristi dei miei. Sono i singhiozzi di quando esce anche il sangue, dalle sbucciature. E i signori che ripetono su, non pianga, e io non capisco perché non le danno un bacino sulla ferita, che passa tutto. Parlano anzi di sacchi di sale e di farina, di rosso, nero e di vermi schifosi. Io non conosco questi vermi schifosi, ma non so come possano essere rossi, neri, bianchi e salati. Ma so che di sicuro sono cattivi perché, se no, non farebbero piangere la mamma, che è buona.
Codigoro, 29 Marzo
Oggi sono un po’ preoccupata: a scuola mentre stavamo giocando sono entrati degli omoni alti, alti più della maestra. Erano vestiti di nero, avevano la faccia seria e hanno messo in fila tutti i bambini maschi. Anche Antonio era tra quei bimbi, e i signori hanno ordinato ai miei amici di abbassarsi i pantaloni. Io non so cosa volessero vedere, sono solo bambini con i pantaloni abbassati, ho pensato io. Subito dopo hanno ordinato a gran voce di rivestirsi, poi hanno strattonato Antonio fuori dalla classe. E lui non è tornato a scuola, oggi.
Io non riesco proprio a capire, ho pensato che se l’hanno portato via, un motivo doveva esserci, ma a me sembravano tutti uguali quei bambini; avevano tutti la stessa espressione, erano tutti più o meno alti uguali e sono tutti simpatici. Forse per loro Antonio era meno simpatico degli altri. O forse hanno scoperto che alla domenica mattina, invece di venire a Messa con noialtri, gli piace dormire. Non so cosa i grandi vedano di così brutto nel dormire tanto. Anche a me piace dormire tanto, e forse è meglio se non lo dico alla maestra, che poi portano via anche me.
Anche questa sera il papà non è tornato a casa e ho molta paura che i vermi schifosi che hanno fatto piangere la mamma abbiano preso il mio papà; o forse è andato in Africa con i miei fratelli. Ma non ho il coraggio di chiederlo alla mamma, perché ho paura che si arrabbi con me. Ora a casa siamo io e lei, e questa notte, prima di dormire, penserò all’Africa, dove non piove mai e dove ci sono i miei fratelli, e forse il mio papà. L’Africa è grande, e un giorno voglio andarci anche io.
Africa, 2 Novembre, 2000
Oggi sarebbe stato il mio settantesimo compleanno.
Io ho conosciuto i fatti, li ho vissuti sulla mia pelle, che ora sarebbe grinza e rugosa, come quella della nonna Cecilia. Ma li ho conosciuti come li possono conoscere i bambini. Sono morta quando ancora sognavo l’Africa e vivevo nel mio mondo fatto di risposte semplici e chiare, che al massimo potevano essere solo increspate da fatti estranei alla mia comprensione, ma disturbate per qualche attimo, come può essere increspata la superficie dell’oceano da una goccia d’acqua.
L’innocenza con la quale scrivevo su questi stessi fogli i miei pensieri è stata il mio bene più grande. Ho imparato a cucire tra le pagine i segni, a trasformare immagini e congetture in parole. Ho imparato ad amare nel modo più puro possibile, e a rispondere alle domande della mia mente.
Le risposte che i bambini si danno, non attingono alla cattiveria che satura la mente degli adulti. Sono puri e semplici, lineari; ma non sono mai ridicoli. La ridicolezza sta sulla divisa dell’Ufficiale che ha trascinato via il mio più grande amico. Io stessa ho respirato la ridicolezza; nuda come un verme, mentre il gas mi bruciava nelle narici. È stata ridicola la morte. Ma un bambino non deve mai essere deriso; è una creatura fragile ed indifesa e va preservata come loro preservano tutto ciò che li circonda, nella loro mente. Trattengono segretamente ogni particolare come bottoni di forme e colori diversi in un sacchetto di seta.
Credo che se potessi ripensare a tutto quello che era successo veramente, imparerei a singhiozzare anche io, come quando da una ferita esce anche il sangue.
Menghi Valentina









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