Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Rodolfo Vettorello.
Una colazione all’aperto nella pineta di Punta Ala, proprio sotto la Torre delle Civette, proprietà dei Principi Pacelli.
Un pino marittimo centenario con la sua chioma infinita a coprire un grande tavolo di castagno apparecchiato per almeno trenta persone. L’estate infuria e il canto delle cicale é così forte da assordare. Il profumo dei cespugli in fiore, delle erbe selvatiche è talmente intenso da inebriare. Galline ubriache di calura si aggirano come stordite intorno al grande fuoco acceso per una grigliata di bistecche chianine.
Qualche amico e molte persone da conoscere prima di prendere posto a tavola.
Ci accoglie Wim, un ingegnere olandese con moglie italiana e una bellissima bambina di nome Michelle. Marco, mio figlio, dieci anni appena compiuti, perde immediatamente la testa per questa fanciulla che ha poco meno dei suoi anni, ma la malizia e la civetteria di una donna vissuta.
E’ abituato, dalla scuola mista, alla frequentazione femminile, ma qui la situazione è del tutto nuova. Le moine e il potere di seduzione di Michelle non gli danno scampo.
La bimba mette alla prova l’affidabilità del nuovo amico e compie con lucidità e attenzione la verifica del suo potere di seduzione. Marco è obbligato a servire la piccola nei suoi capricci più subdoli. Finisce col fare cose impensabili per un maschietto che reputiamo un poco introverso e sostanzialmente orso.
Viene mandato alla camera per cercare qualcosa di assolutamente inutile, deve procurare una bibita che non viene nemmeno toccata, un gelato appena da assaggiare distrattamente.
I giorni di vacanza che verranno, saranno spesi da Marco nel tentativo di compiacere Michelle in qualunque cosa. Ogni suo desiderio sarà esaudito ancor prima di essere espresso.
Assolverà anche ai compiti più umilianti senza fiatare. Una settimana intera senza battere ciglio, compreso nel suo ruolo di schiavo. Un giorno, prima di partire e di scambiarsi gli indirizzi, l’estrema umiliazione.
_Ma tu Marco, dove sei nato?- Marco che era fierissimo dei suoi natali non esita a rispondere. Per nostra scelta, era nato a Magenta, una brutta città di provincia, sepolta nelle campagne dell’ovest di Milano. - Io sono nato a Magenta e tu dove sei nata?-
-Io sono nata a New York.-
Rispose con voce impostata e con una perfetta pronuncia. Quel giorno Marco tornò a casa con qualche insicurezza in più. Magenta forse non era un posto così importante dove nascere e poi non impressionava nessuno, specie l’angelo che stava da giorni sognando.
Michelle in effetti era nata nella grande mela perchè Wim, un alto dirigente dell’IBM, aveva lavorato in ogni parte del mondo. A New York aveva abitato qualche anno con Angela, prima di trasferirsi in Italia.
Nell’inverno ci si incontrò a Milano e ci fu il tempo di approfondire la conoscenza e di far continuare il tormento di Marco che ormai si era convinto dell’inaccessibilità della fanciulla, anche per via di quel pedigree con quella pecca sul luogo di nascita.
-Sai, Angela, è stata molto paziente con me, le voglio molto bene anche perchè mi ha dato quello splendore di Michelle. Io ho altri quattro figli, ormai adulti. Angela è in realtà la mia quarta moglie. Mi sono sposato giovanissimo in Olanda ma è andata subito male.Mi sono trasferito a Istanbul, come dirigente di area e qui ho conosciuto e sposato una signora inglese che mi ha dato due figli, ma anche questa storia è finita dopo qualche anno. A Madrid mi è capitata la cosa più sconvolgente, quella di innamorarmi di un’attrice di teatro. Veronica è stata con me fino a ché non ha perso la testa per un mio caro amico e mi ha lasciato portando con se i nostri due figli.
Dovrei girare il mondo per incontrare i miei ragazzi e ad ogni Natale è un problema che non ha soluzione.
In Italia ho conosciuto Angela, molto più giovane di me ma tanto saggia e paziente. Ho raggiunto con lei il mio equilibrio e ora posso con tranquillità godermi la mia bambina, l’ultima.
Ma dimmi di te, di Mina. E’ la tua prima moglie?-
Mi sono sentito come un ladro di elemosine, un essere provinciale e insignificante, senza storie da raccontare. L’imbarazzo mi aveva paralizzato e il senso di inadeguatezza mi poteva soffocare. Mi era rimasta solo la forza di dire timidamente, per darmi una parvenza di contegno.
_Si, Mina è la mia prima moglie.................per ora.-
Sono passati vent’anni da quella mia frase e la moglie è per me ancora la stessa. Spero di non reincontrare Wim e di non dovergli delle spiegazioni.









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