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Giovedì 20 Giugno 2013

O' Professor

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Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Francesco De Luca.

L’uscita da Giurisprudenza alle 14 è sempre una calca di gente insopportabile da subire nei continui contatti. Si spingono,non guardano in faccia nessuno,e corrono all’uscita come se conquistassero la metà del Superball…

Era per questo motivo che Vincenzo aspettava sempre che andassero via tutti gli studenti prima di uscire dall’aula dove poco prima aveva tenuto la sua lezione di Diritto Costituzionale. Più gli anni passavano più i ragazzi gli sembravano rimbambirsi: Non c’erano più le matricole di una volta!

Ma la sua attesa non lo dispensava da ciò che c’era fuori l’Università: Napoli,passata l’una e mezza,diventa l’inferno in terra! Il traffico insostenibile è accompagnato dal caldo di mezzodì che da alla testa sia ai pedoni che agli automobilisti. Ciò che noi cerchiamo di considerare razza umana,con la sua annessione alla civiltà e conquiste nella storia,si perde in un niente nei “Vaffanculo” gridati da chi sta al volante,motorini che se trovano anche il minimo spazio per sorpassare colgono l’occasione al volo,o pedoni che attraversano con il rosso prendendosi gli insulti di chi è costretto a frenare di botto. La passeggiata per la strada che Vincenzo era costretto a fare a volte gli sembrava un incubo da cui presto voleva uscire. In fondo era nato a Nord e,nonostante i trent’anni di vita nella città Partenopea,non si era mai abituato a quel tram tram!

Quel solito tratto ormai lui lo seguiva a memoria : “Saliva Via Porta di Massa per immettersi sulla strada principale per poi percorrere un tratto di Corso Umberto fino all’altezza di Piazza Nicola Amore. I lavori che si svolgono qui si protraggono ormai da non si sa più quanto tempo,procurando il più delle volte,a causa della rotonda,problemi alla circolazione. Vincenzo girava a sinistra alla salita di Via Duomo,sul marciapiede destro (non era nemmeno sicuro di aver mai percorso quello sinistro) superava in tutta fretta l’outlet “da Matteo”,per arrivare alla seconda traversa della strada: “Via dei Cimbri”.Qui finalmente svoltava per la sua destinazione.

Lui,professore universitario,aveva girato il mondo: Africa,Brasile,Argentina,Parigi,Dublino,Barcellona,dove aveva avuto il prestigioso premio di Professore emerito dell’ ”Universitat de Barcelona”.

Nessuno di quei luoghi gli dava lo stesso brivido di quando si trovava di fronte quel vicolo!Un senso di sicurezza lo pervadeva.

Per chi non abita in certe zone,o per chi non è di Napoli,non è una strada raccomandata,ma lì  lo conoscevano tutti e nessuno gli avrebbe mai storto un capello. Stavolta aveva fretta e non si fermò come suo solito a prendere il Caffè da “Mena”. Nel locale era conosciuto come “O Professor…” e quel nomignolo datogli dal barista,che più volte aveva superato il limite della confidenza,non gli dispiaceva. Di tutta fretta passò la chiesa Evangelica,chiusa a quell’ora del giorno,per dirigersi oltre l’incrocio che lo divideva dall’abitazione!

Bussò più volte al portone prima che Maria gli venisse ad aprire,forse impegnata fra i fornelli:

“Vincenzo…Hai un’aria distrutta”.L’odore che gli giunse alle narici,appena varcata la soglia,non tradì i suoi pensieri. Stava cucinando minestrone.

“Marì non me ne parlare…Ogni giorno è sempre peggio in quell’Università”

Chiusa la porta la donna lo aiutò  a togliersi la giacca per riporla sull’appendi abiti inchiodato al muro. Al primo impatto di chi entra sembrerebbe un’abitazione piccola,stretta e scomoda per due persone,ma era solo l’impressione dell’ingresso che dopo un breve corridoio finiva nel cucinino. Sulla sinistra si trovava la camera da letto e a destra la porta che apriva l’accesso al piano superiore. Tuttavia era raro che Vincenzo percorresse quella parte della casa,passando la maggior parte del tempo sul letto:  
 
“Vincè…Vuoi qualcosa da mangiare? Tra poco il minestrone è pronto!”

“No grazie Maria…Mi accontento del Caffè,ho bisogno di stendermi un po’” 
 
Mentre la donna metteva la macchinetta sul fuoco il professore non perse tempo a svestirsi,mettere il portafogli sul comodino accanto al letto e stendersi in mutande a guardare la Tv!Sul secondo canale c’erano le anticipazioni del turno infrasettimanale del campionato,imperdibili per un accanito tifoso del Milan come lui. Poco era cambiato in quella casa da quando era stata acquistata:Un televisore nuovo modello,che sostituiva la vecchia Tele in bianco e nero,e uno specchio grande al muro a coprire quelle che erano le crepe createsi a causa dell’umidità. L’odore del caffè penetrò nella stanza riempiendola di quell’aroma forte e dolce. Poco dopo Maria entrò con la tazzina:  
 
“Ah già in mutande tu?” 
 
“Marì so stanc…” Pronunciò in un pessimo napoletano. 
 
La donna rise come una bambinetta e servì Vincenzo che tracannò in un sol colpo.

La veste di pizzo trasparente permise al professore di vedere quel seno ancora sodo e nudo sotto il vestitino leggero…D’istinto allungò la mano per toccarglielo leggermente:  
 
“Marì…Sei ancora bella come vent’anni fa!! 
 
“E tu sei il solito porcellino…” Tuttavia la malizia di queste parole tradirono la donna visibilmente eccitata da quello sfiorare!

Si ritrovarono così intrecciati in lunghissimi baci e tocchi di piacere,e la stanchezza di Vincenzo sembrava d’improvviso svanire fra le braccia della sua donna! Ogni volta che facevano l’amore lui viveva le stesse identiche sensazioni delle prime volte: Si inebriava dell’odore di quel sudore,adorava quella pelle morbida e liscia come seta al tocco delle mani,impazziva per le espressioni che si disegnavano sul volto della “Patatina”,come lui amava chiamarla per via del suo nasino leggermente all’insù!!

Tutti i successi della sua vita non avrebbero mai raggiunto la bellezza di ogni orgasmo regalatogli da quella femmina,che con sorpresa sovente lo trasportavano. Per lui questo era l’amore che si esprimeva nella sua massima espressione,quello che da anni e anni non aveva mai smesso di provare per Maria!

E ci si ritrova dopo aver finito sommersi da una stanchezza felice,con consapevolezza che ciò che si prova è sempre lì intangibile…La dolce stanchezza dei sensi!

Vincenzo si assopì fra quelle lenzuola mentre Maria seduta sul letto rovistava nel suo portafogli. Lui la guardò divertito: 
 
“Che fai?Mi rubi pure i soldi adesso?”,Lei girò il viso alzando gli occhi al cielo come per invocare qualche santo,e con aria afflitta disse: 
 
“Vincè…sei sempre il solito taccagno. Ma dico io,tanti anni e tu non cambi mai” 
 
Scosse la testa e andò in bagno.

Non passò molto che il professore si alzò per rivestirsi: Ogni movimento era fatto con cura mentre infilava la camicia,l’abbottonava e l’infilava nel calzone. Per fare invece il nodo alla cravatta si faceva sempre aiutare da Maria:”Un giorno dovrai pure imparare”imprecava la donna,ma mai con cattiveria,più come provocazione: Era questo il bello di quel rapporto,lo scherzare sui difetti dell’altro a vicenda senza mai arrabbiarsi,fingendo giusto quanto bastava di essersela presa.

Infilò il portafogli in tasca e si diresse all’ingresso,mentre Maria già aveva iniziato a preparare la cena:  
 
“Io esco…” 
 
“Ciao amore…sono impegnata qua non posso venire…Chiudi tu la porta!” 
 
Si ritrovò così nel vicolo mentre fuori il sole aveva iniziato a tramontare. Frugò nella tasca alla ricerca delle sue Marlboro per accendersene finalmente una; in casa non poteva fumare,Maria non voleva ritrovarsi le stanze con quel puzzo di sigaretta.

Dopo il primo tirò iniziò  ad incamminarsi,e con un leggero velo di tristezza che gli contraddistingueva il viso,sommesso nei suoi movimenti,tornò a casa dalla moglie e dai figli…

 
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