Tifeo Web

Mercoledì 19 Giugno 2013
Home Rubriche Poesie e Racconti Era una bella giornata

Era una bella giornata

E-mail Stampa PDF
Testo più grande Testo normale Testo più piccolo

Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Marina Luini.

Era una bella giornata.  


Il sole di fine estate emetteva nell'aria un pò di malinconia, a metà settembre si iniziava a sentire l'avvicinarsi dell'autunno e iniziavano già i timori per l'inverno.

Non era così per gli sposi e il loro figlioletto di quasi tre anni.

Mentre nei campi finiva la mietitura ed iniziava la vendemmia, il  piccolo non vedeva l'ora di

incominciare a frequentare  la scuola materna, avrebbe conosciuto coetanei, giocato con loro e,

magari invitarli a casa sua per dividere il giardino.

Così, mentre gli sposi guardavano la loro casetta,finita in tempo prima dell'autunno, fresca di tinta, bei serramenti verdi, due piani e garage a fianco, il bimbo si divertiva sull'altalena.

Il bel prato verde, all'inglese, contornava tutta la casa, sul davanti, più ampio, giocava il piccolo, la mamma poteva tenerlo d'occhio dalla finestra della cucina.

La casa era situata lungo la statale, ad un incrocio regolato da semaforo. Mancava poco per renderla perfetta, mancava il cancello ed un muretto di protezione lungo la strada.   


Era stanco ed era fuori orario, guidava il TIR da dodici ore, una pausa veloce per il pranzo e riempirsi il thermos di caffè.

Doveva fare la consegna in tempo o gli avrebbero tolto il permesso di soggiorno, era alle loro dipendenze o, meglio, era il TIR alle loro dipendenze, quindi il lavoro. 

Le strade le conosceva bene, dalla Romania all'Italia, era come muoversi in casa, non aveva previsto i rallentamenti in Ungheria per la rottura di un argine lungo il Danubio. 

I cani nel container stavano soffrendo, qualcuno stava già morendo.

Erano tutti cuccioli, tolti dalle strade straripanti di randagi, molti di razza, come quelli del container, invadevano la Romania creando apprensione tra gli abitanti, in Italia sarebbero stati venduti bene, con pedegree fatti ad arte.

Il muso del TIR uscì  dall'autostrada ed imboccò la statale.

 

 

Al paese più a nord, un giovane fotografo, si stava preparando per un appuntamento col medico, al vicino ospedale, a metà settimana non aveva nè battesimi nè matrimoni, qualche rollino da sviluppare, che poteva aspettare. Era più urgente l'emicrania che non gli dava pace, non lo lasciava dormire e di giorno non aveva la facoltà di pensare razionalmente,

La sua Alfa 147, nera fiammante, lo aspettava: "Speriamo il semaforo sia verde, è sempre così lungo!" pensò salendo nell'auto.

Partì e prese la statale. 

 

Nello stesso paese una coppia di anziani si preparava per andare a fare i baby-sitter al nipotino. Era la loro gioia il bimbo, unica figlia e unico nipote, finora, pensavano. 

La figlia si era fatta una bella casa, con un bel giardino "Peccato così vicino alla statale" pensò la nonna.

Si avviarono alla loro piccola vecchia Panda e presero la statale.

 

Ad ovest c'era un altro paesino. 

Il parroco aveva un appuntamento col vescovo, nella capitale della regione, voleva dei soldi per ristrutturare la chiesa o, meglio, la parrocchia, cioè la sua abitazione.

Prendendo l'autostrada in meno di un'ora sarebbe arrivato. Si era sbarbato, lavato e vestito a puntino coll'abito clericale.

Salì sulla sua Fiat Bravo e prese la statale.  


In quella bella giornata il bimbo giocava in giardino, i suoi riccioli biondi riflettevano la luce dei raggi solari, era un angioletto.

Stanco dell'altalena prese la palla ed iniziò a tirare calci. Si era posto come porta, per il gol, una rientranza fra i bassi mattoni che segnavano il bordo del marciapiede lungo la statale.

La mamma, in cucina, gli dava regolarmente un'occhiata, tra il tritare la cipolla, mescolare il sugo e lavare l'insalata, tra poco sarebbero arrivati i nonni e l'avrebbero portato a fare una passeggiata "Finalmente, così andrò avanti anche con i lavori da finire in casa!" pensava.

Il papà, sul retro del giardino, iniziava a lavorare la terra per fare un piccolo orto, avrebbe messo verze e cavoli per l'inverno, ma già vedeva tutto colorato in estate: peperoni, pomodori, insalate e, magari, anche qualche albero da frutta. 

Stavano così, tranquilli, ognuno col suo lavoro, in attesa di passare l'ultima settimana di ferie e finire gli ultimi lavoretti.  


Nel frattempo da nord stava scendendo il TIR, alla guida il romeno sempre più stanco, da sud la piccola Panda arrancava piano seguita dall'Alfa impaziente. Il conducente dell'Alfa guardava continuamente l'ora, non gli piaceva ritardare, meglio aspettare un'ora in sala d'attesa.

Da ovest avanzava tranquillamente il parroco pensando se avrebbe avuto l'aiuto del vescovo.

 

Il calcio fu potente. Il pallone rimbalzò sui mattoni, saltò il marciapiede e finì in strada. 

Il bimbo lo seguì, ridendo, si fermò un attimo sul marciapiede, non vedeva automobili vicino, non conosceva ancora il semaforo, andò dietro al pallone.

 

L'Alfa scalò marcia, sorpassò la sbuffante Panda, doveva accelerare, il semaforo segnava già il giallo! 

Il TIR, nel senso contrario, veniva giù spedito, gli occhi dell'autista stentavano a rimanere aperti.

Il conducente dell'Alfa raggiunse l'incrocio nello stesso istante del pallone, rallentò, lo seguì  con lo sguardo, non vide il bimbo, l'impatto fu tremendo!

La madre uscì di corsa, appena sentiti i rumori della frenata, accorse anche il padre, erano lì, fermi sul marciapiede cercando il loro piccolo.

Il corpicino volò in alto, l'autista del TIR frenò, sbandò, urtò l'Alfa e si ribaltò colpendo la Panda che si trovava sulla scia, i vecchietti non riuscirono ad evitare l'urto, nemmeno se ne resero conto, ma lo scontro li fece piombare proprio addosso ai genitori del piccolo, fermi lì, impietriti dallo spavento e dal dolore.

Il parroco arrivava dalla parte dove il semaforo segnava via libera, girò tranquillamente a sinistra, assorto nei suoi pensieri non vide il piccolo corpicino, si fermò quando sentì le ruote della sua Bravo scricchiolare tetralmente.

Il TIR continuò a rotolare, si fermò cozzando contro la casetta fresca di pittura, i cuccioli nel container ululavano e abbaiavano disperatamente,

Iniziavano ad accorrere ambulanze, carabinieri e poliziotti, l'aria si riempiva del suono delle sirene.   


E dire che era una bella giornata!

 
1 Voto

0 Commenti (Solo utenti registrati)

Cerca sul Web

Ricerca personalizzata

Articoli correlati

Sondaggi

L'ambiente va salvaguardato. Cosa fate voi per tutelarlo?
 

Annunci

Scarica Firefox

Il Fatto Quotidiano