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Giovedì 20 Giugno 2013
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Una mela spaccata a metà

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Tifeo Web Narrativa Online 2010: racconto di Marinella Maltagliati.

Daniela e Giada a prima vista erano proprio identiche, condividevano perfino un buffo motto che risaliva all’infanzia: due teste pensano meglio di una, se decidono la stessa cosa.
   In una giornata di fine inverno, quando il Natale sembrava passato da un pezzo, un colpo di vento gelido spazzò via le loro certezze. Nel paese vicino era in pieno svolgimento una fiera con una serie infinita di attrazioni. Una musica fortemente ritmata proveniente da un padiglione circolare attirò l’interesse delle due sorelle, alla luce fioca di ondeggianti lanterne di carta individuarono un gruppo di coetanei che si scalmanava.
   «Odio quel dimenarsi come scimuniti!» sbottò Daniela.
   Stranamente la frase non fu completata dal consueto “anch’io! ”
   «A me, invece, ballare piace! Sai cosa odio? Sembrare uguali, fare le stesse cose…e forse odio anche te!» si sfogò Giada con voce rauca prima di entrare nel padiglione, inghiottita dal vortice assordante.
   Daniela vagò disorientata senza curarsi di evitare gli spintoni della folla, due ragazzini la fecero finire nella tenda della chiromante. Istintivamente si lasciò cadere sullo sgabello, si nascose il viso tra le mani e restò immobile. La donna che le stava di fronte sistemò un ricciolo sotto il foulard variopinto, poi sussurrò piano:
   «Posso aiutare la ragazza che ha perso la metà del suo cuore?»
   «Come fai a saperlo?!»
   «Non so nulla, ma hai l’aria di aver smarrito una parte importante di te, è come se non fossi tutta intera.»
   «Sono un libro aperto dopotutto! È proprio così. Fino a ieri sera se dicevo di aver voglia di una pizza, c’era chi rispondeva “ anch’io!”. Se trovavo un libro che attirava la mia attenzione, in un’altra parte della città c’era chi comprava lo stesso libro, potrei raccontarti migliaia di episodi simili.»
  «Non è più così?»
  «No, ora  sono solo una metà della mela.»
  «Perché ti sei seduta su questo sgabello? Per sottrarti alla confusione?»
  «Forse.»
  «Non sono una maga sai, nemmeno una chiromante! Mi chiamo Simona e il mio ruolo è più che altro folcloristico.»
  «Eppure hai captato quello che mi sta succedendo. Lasciami restare qualche minuto.»
   Intanto Giada si era data da fare. Aveva ballato in preda a un’esaltazione crescente e aveva conosciuto una marea di gente, anche se non ricordava neppure un nome. Durante la cena, alla domanda se si fosse divertita, rispose:
  «Una cifra!»        
   Il tono non ammetteva repliche. Era giunto il momento di camminare con le proprie gambe. Forse avremmo dovuto farlo prima, pensò Daniela, le venne il sospetto che molte scelte in comune derivassero più dalla pigrizia che da una reale condivisione di idee. Non le fu facile proseguire da sola, con la scusa di tenere a freno la morbosa curiosità di amici e conoscenti preparò una spiegazione indolore che fece sua per non stare troppo male.
   Giada era come una bambina ribelle, voleva provare tutto senza controlli e senza indugi. Iniziò a vivere in modo frenetico, non accorgendosi di buttarsi soprattutto nelle avventure che non sarebbero piaciute alla sorella. Sceglieva abiti e accessori decisamente provocatori, in antitesi con i gusti del passato. Pur non avendo un solo amico, frequentava assiduamente discoteche e locali di tendenza. Riceveva telefonate e messaggini senza avere la più pallida idea di che ci fosse dall’altra parte. Le rare volte in cui non usciva, si ritirava in camera a seguire programmi televisivi che fino a poco tempo prima non sapeva neppure esistessero.
   Fu inutile ogni tentativo di Daniela di riallacciare i rapporti. Nel corso di una lunga telefonata, la ragazza chiese e ottenne dai genitori il permesso di continuare gli studi a Londra. Quando entrò in camera della sorella per lasciarle una lettera, provò un brivido. Avvertiva qualcosa di inquietante, ma ciò che le fece più male fu il constatare come non ci fossero più libri, nemmeno uno.
   Giada reagì con assoluta indifferenza. Da qualche settimana si vedeva con un ragazzo, un certo Maurizio, la cui parola d’ordine era “ Divertirsi sempre, comunque, dovunque!”     
   Alle prime mail della sorella rispose in modo informale, lasciò le altre senza risposta. Quando cambiò il cellulare, il silenzio fu assoluto. Si sorbiva le prediche dei genitori rispondendo a monosillabi perchè non poteva fare diversamente: erano loro a pagarle l’affitto e le tasse universitarie. Bazzicava dalle parti della facoltà solo per incontrarsi con Maurizio. Non si chiese mai se fosse felice e neppure se il ragazzo avesse in qualche modo preso il posto della sorella  fino al giorno in cui  le fece uno strano discorso.
   «Giada, stasera ti porto in un locale nuovo.»
   «Bene, con chi usciamo?»
   «Da soli, poi ci raggiunge una persona»
   «Chi?»
   «Calma, adesso ti spiego! Ceniamo, facciamo quattro chiacchiere, poi me ne vado e ti lascio con lui, vedrai che ti troverai bene.»
   «Lui chi?  E come mai vai via?»
   « Non fare la scema, hai capito benissimo, non è giovane, ma è un uomo interessante.»
   «E perché dovrei stare con un uomo interessante? Cosa ti salta in mente!?»
   « I divertimenti che ci permettiamo costano e molto! I miei genitori non sganciano se non porto la prova degli esami sostenuti. La prova, hai capito, loro vogliono la prova!!! Possono aspettare tutta la vita, ci sono altri modi per raggranellare il necessario per le nostre esigenze.»
   «E io dovrei…..ho afferrato bene?»
   «Alla perfezione! In fin dei conti hai gusti raffinati,  cosa ti costa?»
   Cosa le costava? I principi su cui si basava la sua vita li aveva persi per strada uno a uno. Ma qualcosa accadde dopo la proposta di Maurizio: tornò a pensare. Lo fece per tutta la notte. Di botto ebbe un’intuizione, raccolse un foglio sgualcito, lo suddivise in due colonne e riportò su una il suo passato e sull’altra il suo presente. Rilesse, cancellò, aggiunse, strappò e riscrisse. Poi venne il mattino, doveva uscire perché si sentiva prossima a una crisi di panico. Indossata una tuta qualunque, raggiunse un parco fuori mano per soddisfare l’urgenza di  aria fresca.
   La corsa la rinvigorì. Mentre riposava su una panchina passò una giovane donna, le si fermò accanto, agitò una gran massa di riccioli e le posò una mano sulla spalla.
   «Ti trovo bene, dunque hai recuperato la metà persa!» disse con tono complice.
   «La metà persa? Signora si sbaglia, io non la conosco.»
   «Daniela, non ti ricordi di me? Sono Simona, la finta maga della fiera.»
   «Ah ecco, mi ha confusa con mia  gemella!  Mi chiamo Giada, Daniela vive a Londra.»
   «In Inghilterra, capisco, allora la mela è rimasta senza l’altra metà. Scusami se ti ho disturbata.»
   Si avviò con passo stanco, come se un peso imprevisto le gravasse sulla schiena. Giada la rincorse, l’afferrò per una manica e la riportò sulla panchina.
   «Le va di parlare di mia sorella?»
   Ricostruendo il pomeriggio alla fiera, la ragazza si accorse di non saper raccontare i mesi passati a vagare nel nulla, ricca solo della propria rabbia. Cogliendo l’imbarazzo, Simona le prese una mano e le chiese:
    «Cosa ti spinse quel pomeriggio a entrare in modo così impulsivo nel padiglione delle danze? Era successo qualcosa?»
   «Non le si può nascondere proprio niente!»
   «Daniela ebbe la stessa impressione! Vuoi vedere che il direttore della Pro Loco aveva intuito le mie doti divinatorie!?»
   L’atmosfera si fece rilassata e Giada prese spontaneamente a raccontare.
  «Mentre mia sorella comprava i biglietti del pullman, casualmente ho sentito una conversazione tra due signore, una abitava nel nostro palazzo. Ero un po’ in disparte e non potevano vedermi. All’amica che aveva fatto un apprezzamento su quanto fosse carina Daniela, la vicina aveva replicato che esisteva una gemella altrettanto bella, peccato fosse totalmente succube! Durante il breve viaggio rimuginai su quelle parole e decisi che avrei avuto una vita solo mia. Il resto lo sai.»
   Venne naturale passare al tu, come fu semplice parlare delle scelte fatte e della poca gioia derivata da tanto affannarsi. Infine Giada accennò alla proposta di Maurizio e alla notte insonne trascorsa a trascrivere su un quaderno il bilancio della sua esistenza.
   «Sei sulla strada giusta. Avanti così!» Non c’era traccia di presunzione né di ironia nella persona che le stava di fronte, perciò la ragazza azzardò una timida richiesta:
   «Mi piacerebbe rivedere i conti con te. Ho bisogno di un supervisore e tu mi sembri la persona più adatta.»
   Simona la seguì, si guardò bene dal dirle che aveva un impegno. Non fece commenti sugli abiti sparsi nella caotica stanza da letto, per tirare un gran sospiro di sollievo le bastò vedere la famosa doppia colonna con il nome Maurizio cancellato da un pennarello nero. Quando uscì dal palazzo, aveva la netta sensazione che le due metà della mela si sarebbero ricomposte, pur mantenendo ognuna la propria identità.  Sorrise all’idea: era o non era un’ indovina dilettante?

 
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